Voglia di spazio

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Chiara Mogavero

<<Mi avete portato bene!!>> inizia così la mia chiacchierata telefonica con Chiara Mogavero, una delle nostre “clienti speciali”, una di quelle per cui ti senti davvero di dire #proudofyou!

Dall’inizio della telefonata si capisce che Chiara non è una persona comune e la chiacchierata si sviluppa piacevolmente tra battute di spirito e citazioni colte.

Mentre dal telefono arrivano vibrazioni e immagini, ti ritrovi a danzare con la “Scheletra Catrina”(*) e a scoprire cosa sia la danza Butoh… a galleggiare in un mare di colori insieme a Chiara, che ti sembra di conoscere da sempre, anche se l’hai appena conosciuta. Questo forse è il potere in dono ai grandi artisti: perché Chiara è Arte a tutto tondo, una che non puoi incasellare, perché è pittrice, ballerina, coreografa, attrice, performer…

Ma andiamo con ordine.

Tutto inizia quando Gabriele mi gira il suo contatto e mi dice: <<Fra! questa ragazza la devi sentire, è nostra cliente in via Emo e sarebbe felice di raccontarti la sua esperienza>>

Sì, perché la conoscenza tra Casaforte e Chiara avviene quando lei si trova a dover ristrutturare il suo appartamento, che nel frattempo era diventato anche il suo studio di pittura. Aveva dunque necessità di depositare le sue cose e tenere al sicuro le sue tele, i quadri, l’attrezzatura, oltre a qualche mobile e oggetto caro.

Per un po’ di tempo il suo box è stato anche il suo spazio/laboratorio, la sua stanza in più per le sue cose personali.

<<Attraverso il mio box privato – racconta – sono riuscita a dare un valore diverso alle cose, quasi un atto di Psicomagia in un periodo di forte stress>> dice lei.

E io sorrido lusingata perché nessuno ci aveva mai definito così, citando per noi addirittura il grande Alejandro Jodorowsky; e penso che questa me la devo appuntare e me la giocherò alla prima occasione utile! ;P

Ora ha trovato uno studio vero e proprio fuori casa, ed è finalmente riuscita a riappropriarsi dei suoi spazi domestici, però lo spazio Casaforte resta un’ancora preziosa in caso di necessità, dalla cabina armadio al deposito biciclette.

Qual è la cosa che hai apprezzato maggiormente in Casaforte?

La disponibilità di Andrea e Gabriele. Anche quando mi sono trovata con delle difficoltà hanno trovato il modo di assistermi, sia di persona, che via mail e trovare una soluzione rapida.
È bello anche scambiare due chiacchiere con loro nei momenti di pausa tra un carico e l’altro: Andrea è un ragazzo molto arguto e ironico; Gabriele con il suo aplomb quasi aristocratico, sempre ben vestito e curato, con il suo sigaro in bocca, mi faceva impazzire… perché io invece ero ovviamente vestita da lavoro, in preda al trasloco… però parlavamo di tutto, dalla pittura al teatro… davvero surreale se si pensa a un deposito mobili 😉

Ma raccontaci di più di te: abbiamo detto pittrice, ballerina, coreografa, attrice di teatro… quello che mi sembra emergere è un’urgenza di esprimere quello che hai dentro in tutti i modi possibili. Sbaglio?

Ovviamente non sbagli, anche se questa è una domanda che in realtà non mi faccio mai, perchè è il mio stile di vita: da quando mi sveglio a quando vado a dormire ogni cosa che faccio è alla ricerca di un’ispirazione. Questa ispirazione ultimamente la trovo soprattutto nella pittura (su materiali di riciclo come legno, ad esempio) ma in generale trovo ispirazione dalla natura, dalle forme, dai materiali, da tutto ciò che è materico!

Cos’è per te l’Arte, se esiste una definizione.

Come faccio a esprimerti il concetto di Arte? Probabilmente è affine al concetto di espressione: cosa diventeremmo se l’arte si estinguesse? Il discorso è molto complesso perché per una come me che non ha mai fatto altro è un’esigenza di vita; non posso immaginarmi a fare un’altra cosa, sì la potrei fare, ma diciamo che sarei come una macchina. Se penso alla mia esperienza, quando mi esibisco – che sia su un grande palco o per strada – penso soprattutto a quel rapporto che si crea con il pubblico… ecco questo rapporto, questa energia invisibile, questa forza che cresce quando si è in contatto con chi ti ascolta è pazzesca! E lo stesso vale quando io vado a vedere uno spettacolo e amo ciò che guardo, sono ispirata da ciò che vedo, si scatena una gioia ed un’emozione indescrivibile! Questo è il frutto dell’Arte.

Nel tuo percorso artistico hai esplorato diverse strade e diverse arti. Hai lavorato nei teatri, al cinema e in televisione, hai studiato e lavorato al fianco di “mostri sacri” come Marcel Marceau, Albertazzi e Gigi Proietti; hai avuto esperienze in giro per il mondo (Francia, Olanda, Belgio, Italia…). Qual è la persona che porti nel cuore?

Una persona molto importante che mi è rimasta nel cuore in Italia è Gigi Proietti con il quale purtroppo ho fatto solo una tournée. Una persona incredibile un di un’umiltà e di una bellezza d’animo impensabile per un artista così: sempre attento al suo pubblico, se si stesse divertendo, se poteva assistere al meglio… Nel dietro le quinte, nonostante un pubblico in delirio, era sempre attento ad ogni dettaglio, mai che il successo raggiunto gli abbia fatto perdere l’equilibrio o la misura. A fine spettacolo ricordo che andavamo sempre in un locale qui a Roma – praticamente la sua seconda casa – e anche lì, dopo aver mangiato, ricominciava a cantare, suonare, raccontare barzellette… anche dopo uno spettacolo non smetteva mai di divertire e divertirsi, era la stessa identica cosa sul palco e fuori: davvero una grande persona oltre che un grande artista!

Abbiamo vissuto un periodo molto complicato per tutti, ma specie voi artisti avete subito una battuta d’arresto importante. Spesso si sottovaluta l’importanza dell’Arte nella vita di tutti i giorni, ma poi l’”imbarbarimento” di una società che non riesce a “cibarsi” di Arte si nota, a mio avviso, come un corpo che non viene nutrito e si abbruttisce, raggrinzisce e muore. Cosa ne pensi?

Prima abbiamo accennato al “filo” di connessione che si crea tra l’artista e il suo pubblico, tra chi osserva una performance o un’opera e la forza che l’opera stessa emana…Ma quella cosa lì, proprio perché non si vede e non si può descrivere, probabilmente viene sottovalutata, mentre dovrebbe essere messa in primo piano. Ma come spieghi tutto questo? Come spieghi ciò che è inspiegabile a parole? Non si può definire come un quadrato, un cerchio con una lampada, un divano di cui descrivi il colore, il materiale eccetera…

Qui è qualcosa di diverso che entra ed è unico; in quel momento tu hai provato ciò che ti è arrivato, perché non ti sei soffermato a distinguere mente e corpo, ma la mente è il corpo, il corpo la mente. Non possiamo scindere l’uno dall’altro noi siamo così siamo tutt’uno: per cui il problema subentra quando siamo tutti testa o tutto corpo, non va, c’è qualcosa che non funziona, c’è un problema lì! Ecco il problema spesso è questo: per troppo tempo abbiamo avuto un brutto rapporto con il nostro corpo e la nostra mente, per cui nella nostra società l’arte si ferma, ma l’arte si ferma perché purtroppo è considerata uno svago, un di più che non serve, capisci? Invece basta osservare i bambini che fanno arte da quando sono piccoli, quelli che sono stati instradati dai genitori verso una forma d’arte (danza, pittura, musica…) e continuano a farlo anche da adulti; beh lì la differenza si vede; vedi chiaramente che cosa significa la sensibilità di un’artista rispetto alla sensibilità di una persona che non lo è…

Grazie Chiara, ti salutiamo sperando di poterti venire presto a vedere in teatro o assistere a qualche tua mostra… e a proposito di questo ti chiediamo come ultima cosa: l’hai più realizzato quel quadro di Casaforte di cui avevi parlato con Gabriele? ;P Se dovessi rappresentarci su tela, cosa vedremmo?

il quadro per adesso ce l’ho solo nella mia testa, ma vedo molto chiaramente una porta (tipo le vostre) che si apre verso un giardino con un albero sul fondo ed una casa sull’albero: una casa piena di oggetti scomposti… di cose …
É una rappresentazione trasposta di un cambiamento (trasloco, stallo… )

Vedo anche serenità e pace dati dalla Natura e dall’albero che siamo NOI, che portiamo le nostre cose SU di voi 😉

___________________________

(*) La Catrina è la personificazione della morte che si prende gioco delle vanità mondane.
L’artista Jose Guadalupe Posadala la disegna alla fine del 1913, poco prima dello scoppio dalla Prima Guerra Mondiale e muore lo stesso anno in miseria all’ombra del successo della sua vanitosa creatura. Un altro artista d’eccezione, Diego Rivera, l’ha consacrata nel tempo facendola divenire figura immortale della cultura popolare messicana. Oggi la Catrina rappresenta il sorriso canzonatorio che il popolo messicano rivolge da sempre alla morte.

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